Prima di arrivare al 1992 ed anni seguenti va ricordato che l’avvelenamento del sistema parte già a metà degli anni 80 con la privatizzazione di SIRTI , la vendita della SME e dell’ALFA ROMEO
DI quello che sarebbe successo però il Prof Prodi , nell’esaltare gli ottimi risultati ottenuti dall’IRI sotto la sua gestione non fa cenno nella lettera inviata ai dirigenti del gruppo nell’ottobre del 1989 al momento della sua uscita, lettera che ho ritrovato nel mio “baule dei ricordi”
Eppure il destino era segnato e cosi il destino dell’Italia, l’Italia avendo perso la guerra non poteva essere , come lo era diventata , la quarta potenza industriale , doveva tornare ad essere un Paese debole trattato da colonia e cosi arriviamo al 2 giugno 1992 , cosa si nasconde dietro questa data? Dietro la data del 2 giugno 1992 c’è: L’Incontro sul Britannia e il Destino delle Privatizzazioni Italiane. È il 2 giugno 1992, giorno della Festa della Repubblica. al largo della costa laziale di Civitavecchia, lontano dai palazzi della politica , naviga maestoso il Britannia, lo yacht reale di Sua Maestà la Regina Elisabetta II.

A bordo non ci sono i reali. Ci sono i rappresentanti in abito scuro della grande finanza internazionale e delle banche d’affari londinesi: emissari della BZW (la divisione di brokeraggio della Barclays), della Baring & Co., della S.G. Warburg. Dall’altra parte del tavolo, c’è l’élite tecnica ed economica italiana: i massimi dirigenti dell’Eni, dell’Agip, e l’allora Direttore Generale del Ministero del Tesoro, Mario Draghi. Draghi prende la parola. Agli occhi dei critici, il suo non è un discorso a difesa dell’interesse nazionale, ma un vero e proprio inchino ai padroni della finanza d’Oltremanica. In quella cabina ovattata, assume le vesti dello spietato liquidatore dell’industria di Stato.
Il suo messaggio apre la strada a un’operazione disastrosa con l’imminente svendita del patrimonio industriale italiano a prezzi stracciati, con l’unica, ossessiva urgenza di fare cassa. Da queste operazioni l sistema Italia uscirà impoverito e privato di un assetto industriale competitivo di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze , al posto delle fabbriche centri commerciali , aziende svendute e depredate da speculatori e predatori ( come esempio La vicenda di Sirti ” gallina dalle uova d’oro ” all’epoca , oggi piena di debiti e costretta a privarsi di segmenti di business importanti per fare cassa è uno dei tanti effetti collaterali) . Nessuna seria pretesa di garanzie sui piani industriali, nessuna vera tutela per i lavoratori o per i settori strategici che verranno ceduti. Terminata la sua relazione, Draghi abbandona frettolosamente lo yacht a Civitavecchia prima che salpi, quasi a volersi distaccare materialmente dal banchetto speculativo che lui stesso ha appena inaugurato. Ma il dado è ormai tratto, e l’ombra del “grande burattinaio” si allunga sull’economia nazionale. L’Italia è ufficialmente in vendita al grande capitale straniero.
Nello stesso anno la presidenza del Consiglio con in carica Carlo Azeglio Ciampi pubblica un libretto a dir poco “indecente” per il linguaggio utilizzato intitolato “L’ Italia Privatizza – Vu Cumprà “
Per i più giovani riporto in sintesi la Storia dell’IRI una eccellenza sottratta al Paese e condannata a morte, a prescindere dagli aspetti negativi della gestione , anche per l’assenza di un management all’altezza delle sfide dei tempi. Se ci fosse stato un Enrico Mattei molto probabilmente le cose sarebbero andate diversamente . Nel 1945, il governo del dopoguerra affidò a Enrico Mattei l’incarico di liquidare e smantellare l’Agip considerata un ramo fallimentare e scomodo dell’era fascista , Mattei si rifiutò e scelse di salvare l’azienda, di riorganizzarla da zero, intuendo l’enorme potenziale dei giacimenti di metano nella Pianura Padana fondando poi l’ENI , questa sua decisione alla fine gli è però costata la vita. Ai sostenitori e fiancheggiatori delle privatizzazioni sono invece arrivati come ricompensa incarichi prestigiosi, ad uno in particolare è arrivata anche una critica al vetriolo da parte del Presidente Cossiga che in una intervista lo ha definito ” un vile affarista liquidatore dell’industria di Stato” e forse non si sbagliava .
Per noi che abbiamo vissuto quegli anni rimane sempre il titolo di un film, suggeritomi tempo fa da Bruno Rondinella, che vi invito a vedere ” E noi come stronzi rimanemmo a guardare (2021), diretto da Pif, con protagonisti Fabio De Luigi nel ruolo di Arturo, Ilenia Pastorelli nei panni dell’ologramma Stella, e lo stesso regista Pif nel ruolo di Raffaello, Potrebbe essere però che non restammo a guardare , semplicemente perchè ignari ed impegnati a lavorare 12 ore e più al giorno per consolidare risultati ultra positivi che poi i predatori successivamente avrebbero derubato/sperperato ( l’edificio di Cassina DePecchi docet) non avendo contezza ne del Britannia , ne dello squallido pamphlet di Ciampi, acquistato nel 2021 dal sottoscritto sul web dopo una lunga ricerca ed averne appresa l’esistenza leggendo un articolo sul Fatto Quotidiado
Parlando di Enrico Mattei è molto interessante quello che ha detto il suo segretario personale Benito Livigni sulle privatizzazioni
