#8 La storia di una piattaforma che sta cambiando il mondo dello sport – Nov 25
L’inizio del percorso
L’Università di Harvard si trova nella cittadina di Cambridge, nel Massachusetts. È considerata una delle più prestigiose al mondo. È qui che due studenti, Mark Gainey e Michael Horvath, si incontrano per la prima volta nella squadra di canottaggio. Condividendo la fatica degli allenamenti, diventano ottimi amici. Dopo la laurea, come spesso accade, le loro strade si dividono. Ma restano in contatto. Mark segue il suo istinto imprenditoriale, e si affaccia al mondo delle big tech di Palo Alto, in California. Michael continua invece il percorso accademico, con un dottorato. Alcuni anni dopo ottiene una cattedra a Stanford, e si trasferisce in California. I due vecchi amici si ritrovano nella West Cost. Il tempo non sembra passato. Condividono ricordi e aneddoti dei loro anni universitari. Alcune amicizie, preziose, sembrano resistere alle distanze e alle vite che cambiano.
Alla ricerca della strada giusta
Siamo a metà degli anni ‘90. Internet sta esplodendo nella Silicon Valley, e i due pensano che sarebbe bello costruire qualcosa insieme. Si interrogano su cosa gli manchi di più nella loro vita attuale. La risposta è comune: qualcuno con cui condividere gli allenamenti. Gli manca quel clima di squadra, quella competizione sana, l’energia dello spogliatoio universitario, la motivazione. Ormai vivono tutti lontani tra loro. Ma potrebbero ricrearla grazie a internet? Decidono di creare una sorta di “spogliatoio digitale” in cui condividere gli allenamenti. Si rivolgono ad alcuni investitori che però li fermano. Ancora poche persone utilizzano internet, il mercato sarebbe piccolissimo. L’idea lentamente naufraga.
Un percorso alternativo
Nei vari incontri con investitori e aziende, notano un’esigenza più concreta: con l’avvento di internet le aziende sportive ricevono una montagna di e-mail dai loro clienti. Per informazioni, lamentele sui prodotti, assistenza. Faticano a gestirle. Nel 1995 Mark e Michael fondano così Kana Communications, un software per gestire le comunicazioni con i clienti. Un CRM, diremmo oggi. La società funziona, cresce, nel 1999 viene quotata in borsa e venduta a degli investitori. Missione compita. Michael torna a insegnare all’università, tra i boschi del New Hampshire. Mark si lancia in altri progetti di business. Si perdono un po’ di vista. Sai com’è. Lavoro, famiglie, responsabilità.
A volte ritornano
Ma nel 2008 i due si rivedono. Hanno voglia di creare ancora qualcosa insieme. Scartano decine di idee. Fino a quando, quasi per caso, tornano al loro “primo amore”. Di nuovo l’dea che avevano avuto nel 1995. Quella piattaforma digitale in cui unire gli appassionati di sport. Ma ora il momento è quello perfetto. L’utilizzo della tecnologia GPS sta esplodendo nello sport. Gli smartphone pure. Allora lanciano una versione beta e accelerano. Spendono 52 mila dollari per acquistare tutti i Garmin 350 nei magazzini di Costco. I primi in grado di caricare sul pc le attività sportive svolte. Li regalano a una comunità di ciclisti per convincerli a usare la loro piattaforma. È la scintilla che fa nascere quella che oggi conosciamo con il nome di Strava, che in svedese significa “lottare”. Su una collina di San Francisco, gli ingegneri testano l’app registrando il percorso in un tratto di strada in salita. Il giorno dopo un ciclista percorre la stessa salita, e Strava lo riconosce. In quel momento nascono i famosi segmenti. Una delle invenzioni più semplici e geniali. Una sorta di gara invisibile che ti accompagna in ogni uscita.
Da startup a comunità globale
Strava cresce. Connette prima migliaia, poi milioni di sportivi. Dal runner occasionale al campione olimpico. Le persone caricano le camminate attorno a casa ma anche le tappe del Tour de France. Diventa il social network degli sportivi. Soprattutto degli amatori. Quelli che corrono prima del lavoro, pedalano il sabato, nuotano all’alba. Ma è un social diverso, sembra giocare un altro campionato. Non punta a massimizzare il tempo delle persone sullo schermo. Punta a farle muovere. Ad avere un impatto positivo, come raccontano orgogliosi i fondatori:
«Per ogni minuto che i nostri utenti hanno passato usando attivamente Strava, ne hanno spesi altri 50 facendo attività fisica»
La storia di Strava è quella di un’idea archiviata nel 1995, e tornata nel 2008. Non sempre un progetto fallisce perché non è valido. A volte fallisce perché non era ancora il suo momento.
La vita è fatta di cicli.
Le persone si perdono e si ritrovano.
Le idee vanno e vengono.
Quelle importanti, tornano sempre.
Magari anni dopo.
Magari quando finalmente siamo pronti a realizzarle.
Per oggi è tutto, grazie della compagnia. alla prossima, Andrea
Fonti per la scrittura di questa newsletter: Strava’s Co-Founder, Mike Horvath, on Building, Branding and Delivering, «Se non è su Strava, allora non è successo», Strava comes full circle etc
Questa è Percorsi™, e io sono Andrea Corradin.

Grazie Andrea è una bellissima storia di Vita che ci insegna a non demordere mai, mi ricorda un vecchio detto “Ostinarsi sempre Scommettere Mai” ,Angelo Culatti