Come sostiene Rick Rubin nel libro “L’atto creativo”. «A volte potresti chiederti: perché lo sto facendo? A cosa serve tutto questo? Se ci piace ciò che stiamo creando, non dobbiamo sapere perché. A volte le ragioni sono ovvie, a volte no. E possono cambiare nel tempo. Potrebbe essere una buona cosa per mille ragioni diverse. Quando creiamo cose che amiamo, la nostra missione è compiuta. Non c’è proprio niente da capire.»
Vitale Bramani nasce a Milano nel 1900. Nonostante viva in città, fin da giovanissimo scopre una passione fuori dal comune per la montagna. A diciassette anni scala già le principali cime della Lombardia. Nel 1928 apre con la moglie un negozio di attrezzatura e abbigliamento da montagna in Via della Spiga 8. Quella che oggi è la via della moda milanese. Il negozio diventa ben presto un punto di riferimento per gli alpinisti più noti. Il 15 settembre 1935 Vitale organizza una scalata in Punta Rasica con la Società Escursionisti Milanesi, di cui è guida. E’ una bella giornata. La roccia asciutta suggerisce di lasciare al campo base zaini, scarponi, piccozze. Indossando per la scalata solo il necessario oltre alle pedule con la suola in corda. Così si usava all’epoca. A metà percorso, all’improvviso, cambia il tempo. Nel giro di qualche ora si trovano nel mezzo di una bufera di neve. Vengono colti alla sprovvista e senza scarpe chiodate sono bloccati nel gelo. Dopo alcune ore, sei compagni di avventura perdono la vita assiderati. Vitale si salva per miracolo. Ma questa tragedia segna la sua vita. Non trova pace, si sente colpevole avendo organizzato lui la scalata. Dicono che il segreto per superare un dolore personale sia fare qualcosa di buono per gli altri. Lo fa anche lui quando arriva a convincersi che con delle calzature diverse i suoi amici si sarebbero salvati. Si promette di usare tutto l’ingegno e la passione per la montagna ed evitare altri incidenti di questo tipo. Durante i mesi di studio viene incuriosito dalla trazione dei pneumatici delle automobili. Con la collaborazione di un cliente del suo negozio, ottiene informazioni preziose direttamente dalla Pirelli. Con quelle riesce a realizzare la sua invenzione. Nel 1938 brevetta la prima suola “Carrarmato” in gomma vulcanizzata. Disegna dei tasselli a forma di croce che drenano neve e fango, garantendo grip su ogni terreno.


Dopo l’iniziale diffidenza, alcuni amici alpinisti la usano con successo. Grazie al passaparola il negozio inizia a essere preso d’assalto perché tutti vogliono applicare sui propri scarponi la “suola magica”. La grande svolta arriva il 31 luglio 1954 quando Achille Compagnoni e Lino Lacedelli diventano i primi uomini nella storia a scalare la vetta del K2, la seconda più alta al mondo.

Lo fanno indossando scarponi Dolomite, con suola marchiata Vibram. Dimenticavo, quest’ultimo è il nuovo nome dell’azienda di Vitale Bramani, ispirato dalle sue iniziali. l giallo del logo viene introdotto nel 1965 per celebrare la nuova mescola “marca oro”. Mentre l’ottagono richiama la geometria della Galleria Vittorio Emanuele II, simbolo dell’amata Milano, a cui Bramani é legatissimo. Inizia un’epoca di crescenti successi che fanno conoscere, e riconoscere, Vibram in tutto il mondo. I brand sportivi più famosi si mettono in fila per collaborare. L’azienda continua ad innovare, anno dopo anno. Idea dopo idea. Come quella nata nel 1999, in un’aula dell’Accademia di Design di Bolzano. Dove un docente avvia un project work dal titolo “Sport is fun”. Gli studenti devono sviluppare un prodotto che colleghi lo sport con il divertimento. Robert Fliri, studente altoatesino e grande appassionato di montagna, decide di lavorare su una soluzione in grado di regalargli sensazioni di libertà, camminando scalzo sulle rocce. «Ho deciso di lavorare sulla mia idea di camminare a piedi nudi in modo protetto e con questo professore ho provato tutti i tipi di soluzioni. Istintivamente mi è stato chiaro che doveva essere un guanto. Abbiamo cinque dita: quando possono muoversi e afferrare il terreno in modo indipendente il tuo corpo è in grado di fare ciò per cui è stato progettato dalla natura.» Nasce così il primo prototipo, chiamato Tatto. Nonostante lo scetticismo dell’industria calzaturiera sportiva, Robert si innamora del suo progetto e continua a perfezionarlo. Poi nel 2002 arriva anche per lui la svolta, grazie a un incontro fortuito con Marco Bramani di Vibram, il nipote del fondatore.

Questo incontro permette a Robert di condividere il suo progetto pionieristico. Bramani vede il potenziale di questo nuovo design, e dà il via libera allo sviluppo di quelle che diventano famose in tutto il mondo come Vibram FiveFingers. Il prodotto cattura immediatamente l’attenzione, per la sua estetica e per la sua particolarità. Sembra un guanto. La rivista Time le nomina una delle 100 migliori invenzioni al mondo nel 2007. Iniziano a circolare ovunque, dalle corse locali fino alla maratona di New York. L’azienda fatica a produrne abbastanza. Diventano un fenomeno di culto, non solo tra gli atleti ma anche tra le celebrità, che le sfoggiano persino sul red carpet. Robert continua a lavorare come designer, con vari progetti per Vibram ma anche per l’altoatesina Salewa. Restando fedele al suo moto “You are the machine”. L’uomo è al centro, la tecnologia dev’essere un supporto. Nel marzo 2025, per un tragico e beffardo destino, Robert perde la vita proprio in montagna, precipitando durante un’escursione di scialpinismo. La storia di due uomini messi alla prova dalla montagna in modi opposti. La storia di due inventori, che hanno lasciato una straordinaria eredità. Perché le cose più innovative spesso nascono creando qualcosa che si ama. Un prodotto, un’idea, un progetto che permetta alle persone di esprimersi.
Per oggi è tutto, grazie della compagnia. alla prossima,
Andrea – Grazie per aver letto Percorsi™!
Fonti per la scrittura di questa newsletter: Portale del Club Alpino Italiano, Vibram’s story, Interview with Robert Fliri, Vibram carrarmato una storia di design etc
