Ieri ero a Pavia per incontrare vecchi compagni ( termine valido a 360°) degli anni universitari. Parcheggiando in piazza Cairoli , la mia attenzione è stata catturata da una Enoteca che mi ha catapultato negli anni 60

Sono entrato ed ho chiesto …” ma questo esercizio è del sig Gariboldi …perchè negli anni 60 mio padre ordinava da voi dei fiaschi di Bardolino ” mi ha risposto un signore un po più giovane di me ma neppure tanto ” si ! sarà stato mio padre che ahime adesso non c’è più ed avrebbe oltre cent’anni , ma lei chi è ? “ ho risposto ” mi chiamo Armento ed in quegl’anni abitavo a Pavia ” al che il titolare del negozio ha detto ” il sig Armento, me lo ricordo bene , il falegname che ha fatto lo scaffale che è su quella parete e lei quindi è l’ingegnere !“

dopo un po di chiacchiere ci siamo salutati e lui ha detto ” arrivederci ingegnere spero di rivederla ” La cosa mi ha fatto molto piacere , sia per aver visto un lavoro fatto da mio padre ancora utilizzato ed in perfetto stato ad oltre 60-65 anni di distanza sia per l’educazione verso il sottoscritto . In un mondo in cui ipocritamente sono saltate tutte le barriere ci si da del tu ci si chiama per nome anche senza conoscersi,un mondo in cui competenza e merito sono un epsylon piccolo a piacere che ci ha portato ad avere una premier ex baby sitter con diploma di scuola arberghiera e lauree finite per essere carta straccia ….incontrare persone come Gariboldi mi ha riempito di gioia . Del resto il degrado viene da lontano…. ricordo quando in Sirti, rompendo una tradizione per la quale nei comunicati aziendali ogni nome era preceduto dal titolo di studio, un gruppo di “anime belle” , per ingraziaziarsi capi non laureati, decise di eliminare i titoli di studio inserendo solo nome e cognome ….una cosa del genere l’ing Gelfi , ne ho la certezza assoluta, non l’avrebbe permessa

Buongiorno a tutti, ho letto questo articolo con un vivissimo interesse e tutto d’un fiato.
E maturando il desiderio di dare un riscontro, ritenendomi per via di ragioni anagrafiche a cavallo di quelli che ormai sono sotto gli occhi di tutti due mondi (lavorativi) sempre più separati, col primo che ogni giorno si dissolve e il secondo che sempre ogni giorno conquista un pezzo di realtà.
Io che posso dire di averli vissuti entrambi, non posso che concludere che l’unico modo per andare avanti sia l’assenza di giudizio. Vedere il mondo (lavorativo) contemporaneo come un deriva del precedente non mi pare appropriato, esattamente come del tutto inappropriato pensare che l’atteggiamento di oggi sia una “liberazione” da quale mai schiavitù di regole di un tempo.
Penso che darsi del lei o darsi del tu, difendere i titoli di studio in una conversazione non siano strumenti di educazione, ma in nessuna epoca, abbiamo forse un tempo pensato che lo fossero, oggi ci stiamo ponendo il dubbio, il domani ci dirà a quale risultato approderemo.
Auguri a tutti, anche agli Ingegneri 🙂
Caro Alessandro , innanzitutto grazie per il commento , il problema alla fine non è il tu o il lei ed anche un “mediocre” come il sottoscritto lo capisce benissimo il problema è l’ipocrisia per cui ci chiamiamo per nome ma manchiamo del minimo di rispetto ed anche nella ns azienda ci sono stati casi di apparente familiarità conclusasi con la guardia giurata che è arrivata nella stanza del dirigente per dire ” lasci tutto e si diriga verso l’uscita avendo la direzione deciso per la chiusura del suo rapporto di lavoro, l’accompagno io …neppure si trattase di un criminale. Sarà per età, ma preferivo il mondo passato fatto di serietà, educazione e rispetto. Ricambio all’ing i graditi auguri