Narciso Delladio nasce nel 1890 a Tesero, in Val di Fiemme, nel cuore del Trentino. Cresce in una famiglia numerosa di 9 figli. Lui è un giovane intraprendente. Ancora giovanissimo se ne va a lavorare per qualche anno a Venezia come muratore, mettendo da parte abbastanza soldi per tornare in valle e aprire una bottega di calzolaio. Inizia a produrre zoccoli di legno per contadini, boscaioli e braccianti agricoli del posto. Nel 1926 acquista una delle prime automobili, una Fiat 509 con la quale offre un servizio di trasporto ai turisti che sempre più numerosi vanno e vengono dalle Dolomiti. Li passa a prendere alla stazione di Predazzo, e li porta su in Sella, sul Pordoi o al Falzarego. In quegli anni sempre più persone si recano in montagna per escursioni. Accompagnando i turisti, Narciso ha un’intuizione fondamentale: vuole differenziarsi dalla concorrenza producendo scarponi da montagna invece che da lavoro. Allora inizia a sviluppare modelli più leggeri, con l’obiettivo di vendere i suoi prodotti a villeggianti e alpinisti provenienti da lontano, solitamente disposti a pagare di più rispetto alla gente del posto. Narciso è conosciuto in paese per essere un tipo davvero originale. Brevetta l’idea di una scarpa con allacciatura posteriore, che perfeziona ascoltando i consigli dei boscaioli più esperti. Nel 1928 il salto. Decide di andare alla fiera campionaria di Milano per far conoscere le sue produzioni oltre i confini del Trentino. Gli serve un nome per il suo negozio di scarpe, che chiama Calzoleria Sportiva Delladio. Per differenziarla dagli altri negozi di scarpe da lavoro.

L’attestato di partecipazione alla fiera campionaria del 1928. Photo rights: La Sportiva.
Le crescenti richieste dei turisti che iniziano a popolare le Dolomiti, e gli ingenti ordinativi dell’esercito nella Seconda Guerra Mondiale, portano la sua calzoleria a crescere di continuo. Nel triste contesto della guerra, quello del calzolaio è un mestiere prezioso. Narciso ripara le scarpe dei militari ottenendo in cambio burro, zucchero, caffè, farina e tutto quello che serve per il sostentamento della sua famiglia. Una famiglia numerosa in cui sono arrivate tre figlie, Anna, Narcisa, Clara e un solo maschio, Francesco, che ben presto inizia ad affiancare il padre nel laboratorio di calzolaio.
La seconda generazione Delladio.
Francesco prende sempre di più in mano la gestione dell’impresa di famiglia. Una delle prime lungimiranti decisioni è quella di costruire una fabbrica fuori dal paese, lontano dalle abitazioni, in una zona chiamata Piera dove ci sono solo campi e non arriva nemmeno l’elettricità. È il 1960: tutti dicono a Francesco che è pazzo, ma lui è convinto e non arretra. Il tempo gli darà ragione. Nel nuovo e spazioso edificio si iniziano a progettare e fabbricare gli scarponi da sci, sport in forte ascesa e bisognoso di calzature sempre più tecniche. A differenza del padre, Francesco rafforza il legame con la comunità locale. Riempie l’auto di amici e sci per andare sulle cime, portando anche i più diffidenti a conoscere i suoi prodotti. Negli anni ‘50 si destreggia nelle fiere dell’outdoor presentando per la prima volta il marchio con il nuovo nome, abbreviato: La Sportiva.

Lo stand La Sportiva in una delle principali fiere a Colonia. Photo rights: La Sportiva.
Supera molti limiti. Primo fra tutti, il non saper parlare l’inglese. Farsi conoscere all’estero non è facile, e infatti nei primi anni il suo stand resta quasi sempre vuoto. Un investimento a perdere gli dicono. Ma lui ci crede, persevera, e anno dopo anno le cose iniziano a girare. Cresce l’interesse sia per le sue pedule da montagna che per gli scarponi da sci. E la storia continua con il figlio di Francesco, Lorenzo.
La terza generazione Delladio.
Con lui l’intuizione di focalizzarsi sull’arrampicata. Negli anni ‘80 Lorenzo guida lo sviluppo delle scarpette da arrampicata con le suole in gomma. Le Mariacher, gialle e viola, innovative, destinate a cambiare per sempre il mercato. La Sportiva porta un’enorme innovazione, passando dallo scarpone alla scarpetta sportiva. Leggera, foderata, specifica per l’arrampicata su roccia. Per non essere copiati dalla concorrenza, raccontano di utilizzare una segretissima “mescola spagnola” che in realtà viene prodotta a Rovereto a partire dai pneumatici delle auto da corsa.

Sono anni di grande slancio. La Sportiva vuole crescere in Europa ma soprattutto nel resto del mondo. Nel 1996 servono spazi produttivi ancora più grandi, e l’azienda si trasferisce a Ziano di Fiemme. Ma per svilupparsi all’estero serve qualcuno in grado di guidare i Delladio nel mercato statunitense. Nel 1998 trovano l’accordo con The North Face che acquista il 20% delle loro azioni. La Sportiva con questa partnership vuole crescere a livello globale.
Ma le cose non vanno come previsto. Nella multinazionale americana cambiano troppo spesso i manager. Dopo due anni non ci sono più quelli con cui avevano siglato l’intesa, e i Delladio annullano il contratto tornando ad essere gli unici proprietari di La Sportiva. Si legano ancora di più al proprio territorio. La storia sembra dargli ragione. Negli anni 2000 la produzione viene ampliata anche alle scarpe da mountain running, all’abbigliamento tecnico e torna a produrre anche scarponi da sci alpinismo. Per l’azienda inizia a girare anche la figlia di Lorenzo, Giulia.
La quarta generazione Delladio.
Giulia a 9 anni va per la prima volta a una fiera con papà e nonno.

«Mi ricordo mio nonno Francesco che mentre parlava a tutti gli atleti di fronte a noi, alla presentazione delle scarpette Mythos, mi teneva per mano.». Giulia Delladio. Phoro rights: La Sportiva.
Poi negli anni della scuola passa molti pomeriggi in sede. Inizialmente le fanno timbrare le lettere e ordinare le fatture in ordine numerico. Poi si laurea e fa alcune esperienze lavorative all’estero. Ma alla fine torna in valle. La rende felice svegliarsi la mattina e vedere le montagne in cui è cresciuta. Inizia ad occuparsi del marketing strategico di La Sportiva, mentre in azienda entra anche suo fratello Francesco. Nel 2028 l’azienda festeggerà cento anni. Da un’intuizione di Narciso, La Sportiva è diventata un brand globale. Eppure ha scelto di mantenere in Val di Fiemme, tra le montagne del Trentino, la propria anima locale. Quasi tutti i dipendenti vengono dalla valle. Molti hanno genitori o parenti che, prima di loro, hanno lavorato in azienda. Le storie personali si intrecciano con quella del marchio, generazione dopo generazione. Lorenzo Delladio racconta di sentire l’onore, ma anche la responsabilità, di aprire ogni mattina la sede dell’azienda. Tramandando un legame profondo con il territorio e con la sua gente. Rimanere a produrre scarpe a 1.000 metri di altitudine, tra le persone della valle, non è stata solo una scelta industriale. È stato considerato il valore aggiunto. Un modo per restare autentici e continuare a onorare la propria comunità.
Che storia!
Un viaggio del tempo lungo più di novant’anni. A Natale spesso si torna nei luoghi in cui si è cresciuti. Nelle famiglie e comunità che ci hanno formato. Luoghi dove non è tutto facile, ma da cui tutto è iniziato. Un’insieme di persone, storie, ricordi, affetto, ma spesso anche altro. Ferite, situazioni irrisolte, relazioni non sempre facili ma necessarie. Siamo esseri imperfetti, in cerca di connessione. Accettarlo è un pezzo importante del proprio percorso.
Beh eccoci, puntata finita. Ora in teoria dovrei fare gli auguri di Natale ai lettori. E allora ve li faccio. Vi auguro di passare il Natale in serenità, che forse è la cosa migliore.
Un abbraccio da Andrea Corradin e Grazie per aver letto Percorsi™

Chi mi aiuta a decriptare la mail nel nostro socio Salvatore Savia a seguito del mio post? io sinceramente non l’ho capita ……..anche se ,nonostante le istruzioni, i commenti continuano ad essere fatti con mail invece che sulla pagina del nostro sito in modo da renderli visibili a tutti mentre le mail le legge solo il sottoscritto …..